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DOSSIER EMERGENZA ALLUVIONE NEL XIII MUNICIPIO
RESPONSABILITA'
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AVVIATA DALLA PROCURA UN'INCHIESTA SULLE RESPONSABILITA' ...

CONSORZIO DI BONIFICA

A distanza di pochi mesi dalle dichiarazioni del presidente del Consorzio per le manutenzioni delle opere di bonifica, alla data dell'alluvione si è accertato che tantissimi interventi dichiarati non hanno avuto alcun seguito e tanti canali sono rimasti completamente ostruiti da materiale di abbandono.
La Regione Lazio a suo tempo aveva inserito le opere di intervento delle attività pubbliche di bonifica,comprendenti quindi i canali di scolo e gli impianti idrovori principali di sollevamento, a proprio totale carico oppure a carico dei diretti interessati se non riconosciuti di interesse generale.
A distanza di anni ancora non è dato comprendere le difficoltà per individuare le opere pubbliche su cui intervenire per adeguare il sistema idrogeologico alla nuova realtà di urbanizzazione e gli interventi di bonifica da gestire direttamente ed a totale carico dei consorziati.
Le opere ed i canali di bonifica sono stati a suo tempo realizzati per poter mantenere asciutti i terreni prevalentemente agricoli che antecedentemente agli interventi di bonifica erano paludosi ovvero soggetti a continue esondazioni.
Certo è pur vero che quando si trattava di un consorzio agricolo la struttura era organizzata con 87 dipendenti ,16 impiegati e 71 operai ; oggi sicuramente con una gestione più complessa ,vista la notevole urbanizzazione, non si comprende una organizzazione con 90 dipendenti , 60 impiegati e 30 operai per la manutenzione diretta dei canali.
Una situazione allarmante che vede tra il 1 e il 2 Novembre le idrovore del Consorzio a Via del Collettore primario bloccate per il malfunzionamento delle griglie di pulitura dell'acqua intasate da ogni sorta di detriti. Ma ancora più grave che l'intervento sulle disfunzioni delle idrovore è giunto con 24 ore di ritardo e il Presidente del Consorzio in assenza di personale addetto ha chiamato una persona estranea che con una ruspa da disostruito il canale che confluiva nelle pompe.


ACEA

I cittadini (Centro Giano e Casaletto di Giano) che nel 1993 hanno assistito alla nascita del moderno e costosissimo impianto di sollevamento "il Castello" oggi denunciano l'Acea per il mancato funzionamento dell'impianto nei drammatici giorni dell'alluvione.
La causa è stata la rottura di un giunto che ha impedito il funzionamento di una griglia la quale, di conseguenza si è intasata impedendo il regolare deflusso dell'acqua : L'ACEA dichiarano i cittadini non si è mai preoccupata di organizzare un regolare servizio di visite di manutenzione come dimostrato dallo stato di abbandono in cui versa l'accesso dell'impianto. Ulteriore dimostrazione la centrale elettrica da cui dipende il funzionamento dell'impianto che è dotata persino di un gruppo elettrogeno che dovrebbe entrare in funzionamento in caso di totale avaria elettrica, ma che è attualmente ricoperta da numerosi arbusti che vi impediscono l'accesso e inoltre risulta al di sotto del piano di campagna e quindi facilmente soggetto all'allagamento e a rischio.

CORRESPONSABILITA'

I tecnici del Municipio nei loro sopraluoghi hanno rilevato anche situazioni di corresponsabilità da parte dei cittadini:

· abbandono nei canali di ogni sorta di rifiuti ingombranti
· scantinati e garage senza il regolare cambio di destinazione d'uso.
· mancanza di caditoie nelle strade private
· scarico abusivo delle acque chiare in fogna.
· occlusione dei canali in particolare Fosso del Fontanile e Fosso del Ponte Ladrone con i muri di cinta che non rispettano le distanze previste

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