CONSORZIO DI BONIFICA
A distanza di pochi mesi dalle dichiarazioni del presidente del
Consorzio per le manutenzioni delle opere di bonifica, alla data
dell'alluvione si è accertato che tantissimi interventi dichiarati
non hanno avuto alcun seguito e tanti canali sono rimasti completamente
ostruiti da materiale di abbandono.
La Regione Lazio a suo tempo aveva inserito le opere di intervento
delle attività pubbliche di bonifica,comprendenti quindi
i canali di scolo e gli impianti idrovori principali di sollevamento,
a proprio totale carico oppure a carico dei diretti interessati
se non riconosciuti di interesse generale.
A distanza di anni ancora non è dato comprendere le difficoltà
per individuare le opere pubbliche su cui intervenire per adeguare
il sistema idrogeologico alla nuova realtà di urbanizzazione
e gli interventi di bonifica da gestire direttamente ed a totale
carico dei consorziati.
Le opere ed i canali di bonifica sono stati a suo tempo realizzati
per poter mantenere asciutti i terreni prevalentemente agricoli
che antecedentemente agli interventi di bonifica erano paludosi
ovvero soggetti a continue esondazioni.
Certo è pur vero che quando si trattava di un consorzio agricolo
la struttura era organizzata con 87 dipendenti ,16 impiegati e 71
operai ; oggi sicuramente con una gestione più complessa
,vista la notevole urbanizzazione, non si comprende una organizzazione
con 90 dipendenti , 60 impiegati e 30 operai per la manutenzione
diretta dei canali.
Una situazione allarmante che vede tra il 1 e il 2 Novembre le idrovore
del Consorzio a Via del Collettore primario bloccate per il malfunzionamento
delle griglie di pulitura dell'acqua intasate da ogni sorta di detriti.
Ma ancora più grave che l'intervento sulle disfunzioni delle
idrovore è giunto con 24 ore di ritardo e il Presidente del
Consorzio in assenza di personale addetto ha chiamato una persona
estranea che con una ruspa da disostruito il canale che confluiva
nelle pompe.
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ACEA
I cittadini (Centro Giano e Casaletto di Giano)
che nel 1993 hanno assistito alla nascita del moderno e costosissimo
impianto di sollevamento "il Castello" oggi denunciano
l'Acea per il mancato funzionamento dell'impianto nei drammatici
giorni dell'alluvione.
La causa è stata la rottura di un giunto che ha impedito
il funzionamento di una griglia la quale, di conseguenza si è
intasata impedendo il regolare deflusso dell'acqua : L'ACEA dichiarano
i cittadini non si è mai preoccupata di organizzare un regolare
servizio di visite di manutenzione come dimostrato dallo stato di
abbandono in cui versa l'accesso dell'impianto. Ulteriore dimostrazione
la centrale elettrica da cui dipende il funzionamento dell'impianto
che è dotata persino di un gruppo elettrogeno che dovrebbe
entrare in funzionamento in caso di totale avaria elettrica, ma
che è attualmente ricoperta da numerosi arbusti che vi impediscono
l'accesso e inoltre risulta al di sotto del piano di campagna e
quindi facilmente soggetto all'allagamento e a rischio.
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CORRESPONSABILITA'
I tecnici del Municipio nei loro sopraluoghi hanno
rilevato anche situazioni di corresponsabilità da parte dei
cittadini:
· abbandono nei canali di ogni sorta di rifiuti
ingombranti
· scantinati e garage senza il regolare cambio di destinazione
d'uso.
· mancanza di caditoie nelle strade private
· scarico abusivo delle acque chiare in fogna.
· occlusione dei canali in particolare Fosso del Fontanile
e Fosso del Ponte Ladrone con i muri di cinta che non rispettano
le distanze previste
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