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La figura dello zingaro continua a turbare le nostre
società sviluppate e moderne. La sua apparizione suscita
paura e rifiuto; le reazioni che provocano non sono giustificate
da una realtà di poche migliaia di persone in città
(come Roma) con milioni di abitanti.
Stando alle cronache dei giornali la loro pericolosità è
per lo più limitata alle espressioni di delinquenza, ma più
frequentemente essi rientrano nelle cronache per drammi umani ormai
estranei alla maggioranza del corpo sociale, come la morte per freddo
o per fame dei loro bambini.
In concreto, il fastidio da essi rappresentato non supera in molti
casi quello di un' elemosina chiesta con molta insistenza.
Ho provato a chiedermi, e invito ciascuno di voi a farlo, che cosa
fa di uno zingaro quello che è, o quello che a noi appare:
furbo, ladro, arrogante e
sporco. Mi sono data una risposta,
e mi permetto di citare Primo Levi quando dice che "il bisogno
estremo, cambia il metro morale, rendendo gli uomini più
selvaggi". Molti particolari della storia degli zingari ci
spingono a pensare che questo bisogno estremo sia stato sempre presente
: la loro condizione abituale non è tanto diversa da quella
di un prigioniero di un lager. Questa realtà non è
rimasta confinata solo ad un momento della loro storia ma continua
a perpetrarsi senza soluzione di continuità.
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